Groupwork

Per una persona giovane, entrare in un programma di formazione come NEET e uscirne motivata, determinata, fiduciosa e concentrata sul futuro può rappresentare una esperienza che cambia la vita. Questa esperienza non solo può cambiare la percezione del mondo circostante, ma anche, cosa più importante, la percezione che ciascun giovane può avere di se stesso.

Sono diversi e numerosi i professionisti coinvolti nell’istruzione: insegnanti, docenti, formatori e tutor, nonché animatori sociali. Ma la figura professionale più adatta al compito di trasformare la percezione che ha di se stessa una persona giovane è quella che, a scala differenziata, le sintetizza, in maniera creativa, tutte insieme. Dando luogo, per questo, ad una figura poliedrica di insegnante/animatore giovanile. Un profilo professionale, cioè, più orientato al miglioramento della percezione che hanno di sé le persone più giovani.

Avere le competenze professionali adatte, tuttavia, non equivale ad avere un piano. Sono fin troppi gli educatori che faticano a coinvolgere i NEET, non perché siano privi di competenze o di fiducia nei confronti dei giovani, ma perché non hanno una metodologia adatta a lavorare con queste particolari figure giovanili.

L’educazione informale può essere di grande supporto ai giovani disoccupati o non impegnati nell’istruzione tradizionale o nella formazione, e può affrontare con successo questioni complesse, come – ad esempio – l’assunzione di droghe, la sessualità, le gang, il bullismo etc., ma solo se l’educatore/animatore utilizza una metodologia efficace.

Un educatore competente con una metodologia efficace offre a una persona giovane un’esperienza preziosa. Perciò, prima di esaminare questo tipo di metodologia rivolta ai NEET, riflettiamo, prendendo a riferimento un esempio reale di cosa può succedere se affrontiamo la questione senza una metodologia ben ponderata.

 

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Costruire il contesto

Fase 1: Offrire attività coinvolgenti

Offrire attività coinvolgenti non solo rappresenta il primo passo per relazionarsi ai NEET, ma anche il più importante e il più difficile. Se non riuscite a catturare l’immaginazione del gruppo di riferimento, non vi seguirà nessuno. E se non vi segue nessuno vuol dire che il programma approntato e l’organizzazione che intende intervenire con i giovani NEET sono pressoché superflui. Molti programmi falliscono perché si concentrano molto sull’ideazione del programma e meno – o in maniera marginale – sulla metodologia di coinvolgimento. Questa ultima deve impegnare l’intera organizzazione, con il dovuto tempo, risorse professionali e finanziarie, allo scopo di garantire la massima partecipazione/coinvolgimento dei gruppi NEET.

Dato che questi giovani non sono impegnati nel lavoro o nell’educazione, sarebbe riduttivo pensare che siano interessati alle questioni sociali (in generale). Sono spesso appassionati allo sport, al cinema, alla musica, alla moda e alle relazioni umane, etc., come qualunque altra persona giovane. Molti grandi marchi commercializzano efficacemente i loro prodotti per questa fascia d’età con grandi risultati. Perciò la Fase 1 consiste nel pensare ai NEET come a dei potenziali clienti a cui deve interessare il “prodotto che offriamo” e pertanto nel presentare il programma che li coinvolgerà in seguito è necessario che quest’ultimo risulti essere interessante, emozionante e motivante.

Per farlo, dobbiamo essere in grado di rispondere a queste semplici domande:

  1. Che cosa vogliamo dire?
  2. A chi vogliamo dirlo?
  3. Come vogliamo dirlo?

Per esempio:

  1. Che cosa vogliamo dire: C’è un open day al Centro sportivo.
  2. A chi vogliamo dirlo: Ai giovani che ciondolano negli angoli del quartiere.
  3. Come vogliamo dirlo: Gli gli insegnanti/animatori giovanili dell’ente locale e i giovani già coinvolti avvicineranno insieme/separatamente i giovani che ciondolano in strada e faranno in modo che questi ultimi sappiano dell’evento che si svolgerà nel Centro sportivo. Si informeranno sui loro interessi e faranno in modo che siano presi in considerazione dagli organizzatori dell’evento al Centro sportivo. Si creeranno dei flyer accattivanti, si faranno interviste per la Radio locale, si manderanno degli operatori sociali in strada a distribuire ai NEET biglietti gratuiti della lotteria – pubblicizzando per bene i premi in palio – che si svolgerà il giorno dell’evento, etc.

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Fase 2: Creare l’ambiente giusto

Una volta coinvolti gruppi di NEET – e sono disposti a seguire l’evento organizzato al Centro sportivo – diventa importante che ricevano immediatamente un messaggio forte e chiaro: “Siete i benvenuti … siete nel posto giusto … ci fa piacere che siete con noi”. Occorre però fare attenzione al fatto che i giovani NEET potrebbero non sentirsi a loro agio e quindi entrare in una reception del Centro sportivo (ancora per essi sconosciuta) può rappresentare un grande ostacolo; o potremmo aver dimenticato che effetto possa fare per qualche giovane NEET avvicinare un adulto sconosciuto e avviare una conversazione, oppure quanto sia facile per questi giovani girarsi e andarsene dal Centro sportivo (cosa che potrebbero fare molti dei giovani così faticosamente conquistati se non gli si presta una particolare attenzione). Al riguardo, occorre ricordare che per questi giovani entrare in un Centro sportivo, o in un centro giovanile del quartiere o nella stessa sala parrocchiale per giocare al bigliardino è come per un adulto entrare per la prima volta al Senato della Repubblica. Ragion per cui dobbiamo fare molta attenzione alla sensibilità di questi giovani e alle eventuali timidezze che possono esprimere, cercando sempre di metterli a proprio agio.

Ecco quindi alcune modalità comportamentali da non sottovalutare:

  • Fare in modo che ci siano molti cartelli e indicazioni per trovare agevolmente il centro sportivo o altro luogo dove si svolge l’evento;
  • Fare in modo che all’ingresso ci siano altri giovani ad accogliere i gruppi NEET che arrivano e ad accompagnarli all’interno del locale o nella sala dove si svolge/si svolgerà l’evento.
  • Non chiedere ai partecipanti di compilare moduli di registrazione. Poiché è possibile che i giovani NEET non amino scrivere, non amino lasciare firme etc. poiché significherebbe partire con il piede sbagliato. Il nome di questi giovani NEET possono registrarlo gli insegnanti/gli operatori sociali addetti all’evento.
  • Fare in modo, comunque, che il lavoro di scrittura con personal computer oppure con carta e penna sia ridotto al minimo necessario.
  • Preparare – nella sala dell’evento – una zona/un angolo per attendere piacevolmente l’avvio dell’evento per quanti arrivano in anticipo. Ad esempio: un buffet soft con biscotti, bibite, picture quiz.

Occorre dunque essere creativi, ma fare in modo che i giovani NEET si sentano accolti, benvenuti e rilassati. Trattare ciascuno/a di loro come una persona importante, poiché per la riuscita dell’evento – e del loro coinvolgimento – lo sono per davvero.

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Fase 3: Costruire relazioni

Come reagiremmo se uno sconosciuto bussasse alla nostra porta e cominciasse a farci domande sul nostro rapporto con i genitori o sulla nostra autostima? E se le stesse cose ce le chiedesse un amico stretto?

È nostro compito porre anche domande profonde ai giovani NEET, ma preliminarmente va costruita una relazione che ci permette di avanzare quesiti del genere. Il punto di vista di una persona giovane è diverso da quello di un adulto.

Il rapporto tra insegnate/animatore sociale e giovane NEET ha bisogno di tempo per svilupparsi. Bisogna che si costruisca una fiducia reciproca, stabilire dei confini e garantire rispetto. Spesso i politici e gli amministratori locali non riconoscono l’importanza di dare a questa parte del processo relazionale il tempo che necessariamente richiede.

Il programma che segue offrirà agli insegnanti, educatori e animatori sociali – o rafforzerà – le competenze iniziali necessarie per intervenire efficacemente con i giovani NEET; inoltre il programma offre due moduli di formazione-tipo che nel Regno Unito si sono dimostrati efficaci nel motivare i giovani NEET a rientrare in un percorso formativo e occupazionale. Per il caso italiano gli stessi insegnanti, educatori e animatori sociali possono calibrare il programma in modo specifico in relazione alle caratteristiche del gruppo NEET di riferimento.

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