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L’analisi condotta [nel Regno Unito, ndt] dalla National Foundation for Educational Research (NFER) sui dati del Youth Cohort Study (Ricerca sul gruppo dei giovani)[1] ha classificato i NEET in tre categorie distinte per quanto riguarda i loro atteggiamenti nei confronti dell’istruzione, del futuro lavoro e nell’eventualità di essere coinvolti in attività formative. Le tre categorie con le quali sono stati suddivisi, e le relative percentuali delle risposte che i giovani NEET hanno dato ai ricercatori, sono così caratterizzate:

La prima. Giovani aperti all’apprendimento’ (il 41%): si tratta di giovani che hanno fatto scelte che non li hanno aiutati ad andare avanti e che hanno poi abbandonato, e dunque sarebbero pronti a cogliere opportunità più adatte alle loro esigenze. Molti hanno ottenuto qualifiche di livello 2 [nel sistema di classificazione delle qualifiche del Regno Unito, ndt]. Sono giovani che manifestano giudizi positivi nei confronti delle esperienze educative che hanno realizzato e si mostrano ottimisti sulle future prospettive di lavoro rispetto agli altri sottogruppi NEET.

La seconda. Giovani indecisi (il 22%): è la categoria numericamente meno rappresentativa. Questi giovani non sono in grado di prendere una decisione su quello che vogliono fare, o non sono in grado di accedere al tipo di preparazione che vorrebbero nella zona della città in cui vivono. In genere mostrano atteggiamenti negativi nei confronti della scuola e dei servizi che hanno a disposizione; altrettanto spesso sembrano privi della resilienza o delle abilità necessarie per accedere a risorse ed opportunità adatte a loro. Secondo i dati del Youth Cohort Study, circa il 60% di questa categoria si trovava ancora nel gruppo dei NEET dopo un anno, a fronte di circa il 30% che era rientrato in un percorso di istruzione o formazione. E’ tuttavia probabile che con il passare del tempo molti di loro troveranno una strada verso l’occupazione lavorativa.

La terza. Giovani continuativi (il 38%): questi giovani possono essere considerati quelli che hanno le classiche caratteristiche dei NEET; tra queste: la provenienza da ambienti sociali svantaggiati, nessuna storia di lavoro recente, basso livello di istruzione ed esperienze scolastiche molto negative che comprendono, in molti casi, un numero altissimo di assenze ingiustificate.

Circa il 60% di questi giovani – secondo l’analisi del Youth Cohort Study (della NFER) – si trovava ancora nel gruppo dei NEET un anno dopo, anche se alcuni potevano aver avuto brevi esperienze di lavoro senza formazione.

Lo studio mostra che il gruppo dei NEET è ben lungi dall’essere omogeneo. La maggior parte dei giovani ha dichiarato di essere pronta a impegnarsi in qualche forma di istruzione o formazione (compresi molti della categoria definita dei ‘giovani continuativi’), anche se spesso il tipo di preparazione a cui aspiravano non era disponibile per loro.

Probabilmente una delle sfide principali sarebbe quella di capire cosa potrebbe essere fatto prima dei 16 anni per ridurre il rischio che questi giovani restino delusi in primo luogo nei confronti del sistema educativo.

[1]          Spielhofer, T., Benton, T., Evans, K., Featherstone, G., Golden, S., Nelson, J. and Smith P. (2009). Increasing Participation: Understanding Young People Who Do Not Participate in Education or Training at 16 and 17 (DCSF Research Report 072). London: DCSF. http://www.nfer.ac.uk/publications/PEJ01/PEJ01_home.cfm

Tratto da Tackling the NEETs problem 2009

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